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Livorno  

Dall’ origine ad arrivare  ai Medici

 La prima traccia storica inerente Livorno risale al IX secolo, allorquando l’insediamento era soltanto una frazione del Porto Pisano.

Lo sviluppo ebbe inizio alla fine del  XIII secolo, quando con gli statuti di Pisa del 1284 si stabili’ che il capitano del porto dovesse abitare a Livorno.

I medesimi  statuti, con l’intento  di popolare il borgo portuale, stabilirono ampie facilitazioni doganali e privilegi a  coloro che, nei dieci anni successivi, decidessero di fissare la propria residenza e attività a Livorno.

Poichè nell’Agosto del 1284 Pisa e Livorno vennero attaccate dai Genovesi e dai Lucchesi riportando  ingenti danni alle torri e al castello di Livorno, firmata la pace nel 1299,ebbe inizio l’era della ricostruzione,che incluse la fortificazione del porto di Livorno.

Intrinsecamente legata a Pisa, Livorno visse le medesime sorti.

In relazione all’uccisione di Pietro Gambacorta nel 1392, regnante di Pisa dal 1370, Livorno ed il suo porto furono governati per alcuni anni dal Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti.

Pisa si ribellò al dominio visconteo nel 1405 fino all’anno successivo quando dovette arrendersi al  nuovo dominatore: Firenze.

Livorno frattanto era passata sotto il governatorato  di Genova, che si protrasse  fino al 1421, allorquando i genovesi  decisero di accettare la  richiesta di Firenze di acquistare Livorno.

Il Doge Tommaso Fregoso, avendo  bisogno di  mezzi economici per difendere la Repubblica di Genova  sotto attacco dell’esercito milanese, per il controvalore di 100.000 fiorini d’oro vendette Livorno a Firenze nel Giugno del 1421.

Con il possesso di Livorno  la Repubblica Fiorentina pote’  disporre di un proprio porto da utilizzare  per i commerci internazionali ai quali Firenze ormai da tempo si dedicava.

Replicando ciò che aveva fatto Pisa nel 1284,  Firenze ricorse alla  facilitazione del popolamento di Livorno.

Un gran numero di artigiani fiorentini vi stabilirono attività per costruire le galere richieste dalla repubblica per il trasporto delle merci.

Venne stanziata la cifra di  1200 fiorini l’anno  per costruire una galera ogni sei mesi.

La repubblica fiorentina decise inoltre di mantenere per Livorno molte  agevolazioni fiscali allo scopo di permettere lo sviluppo della zona portuale che, a causa dell’insabbiamento del porto di Pisa , diventò il primo scalo marittimo della Toscana.

Soltanto però in seguito alla salita dei Medici al potere, Livorno ebbe una vera e propria svolta.

Fin dagli inizi del Cinquecento il cardinale Giulio de’ Medici, poi divenuto Papa nel 1523 con il nome di Papa Clemente VII, dispose  che  Antonio da Sangallo realizzasse il Vecchio progetto di una fortezza difensiva.

Non appaiono certe le date di costruzione di questa Fortezza Vecchia: alcuni storici infatti  fanno risalire l’edificazione dell’edificio difensivo tra il 1521 e il 1524,  secondo altri i lavori proseguirono oltre  il 1530.

E’ invece certo che il Sangallo incluse nella fortezza  strutture preesistenti , ad esempio  la torre di Matilde e la “quadratura dei pisani”.

Livorno durante il Granducato di Toscana

Il granduca di Toscana, Cosimo I, nel 1548 emanò  una legge con la quale si concedeva  a qualunque persona che decidesse di risiedere a Livorno,la remissione  di ogni debito contratto in precedenza.

La legge attuò che già alla metà del Cinquecento iniziasse verso Livorno  un fenomeno di immigrazione destinato a diventare sempre più consistente.

Con  legge del 1593, Cosimo I commissionò a Giorgio Vasari il progetto per la costruzione del nuovo molo;  intanto  si rivolse all’ulteriore fortificazione della città che continuava a crescere in importanza.

Morto Cosimo I, il figlio Francesco ne seguitò  l’opera, incaricando  l’architetto Bernardo Buontalenti del disegno di una nuova Livorno, qualcosa di simile ad una   città fortezza con al centro  il Duomo.

Il 28 Marzo 1577 Francesco I, durante una solenne cerimonia, mise la prima pietra delle nuove mura di Livorno.

Il Granduca Mediceo che  legò più di altri il proprio nome  a  Livorno fu Ferdinando I, fratello di Francesco I, arrivato  al potere nel 1587.

Fu infatti con l’ordine di realizzare il progetto del Buontalenti che Livorno divenne una città, con robuste mura circondate da un canale navigabile, ricca di edifici, magazzini, caserme e dogane.

Con un altro canale navigabile si unì Livorno con Pisa.

Ciò  che però  più di tutto concorse al rapido sviluppo della città portuale fù la pubblicazione, il 10 Giugno del 1593, delle  “leggi Livornine” a favore dei commercianti  di ogni luogo e di ogni religione.

In pratica si trattò  di un vero e proprio indulto con il quale si favorì il popolamento della città, concedendo  asilo politico a tutti coloro che intendessero stabilirsi a Livorno ed installarvi un’attività.

Questa legge attirò  in modo particolare gli Ebrei, che arrivarono nel porto Livornese un po’ da tutti i paesi Europei.

Nel 1606, tre anni prima della sua morte, Ferdinando I volle coronare la sua opera elevando Livorno all’onore di città.

Il figlio di Ferdinando, Cosimo II, potè  dunque  amministrare una città fiorente, composta  di artigiani e mercanti, dove si incontravano  razze e culture molto diverse tra loro.

Livorno,nel XVII secolo, fù quindi  un raro esempio di convivenza tra molteplici popoli e, sul finire del 1700 era divenuta la seconda città della Toscana con 80.000 abitanti (Firenze ne contava 100.000).

Sotto il regno di Cosimo II venne costruito  il Porto Mediceo,e si ebbe la dichiarazione di Città porto franco.

Livorno oggi

 

Con la dipartita di Cosimo II si esaurisce il periodo di massimo sviluppo di Livorno, ella quale  seguitarono a prosperare  i commerci.

Nessuno dei granduchi successivi privò infatti la città dei privilegi doganali che le avevano consentito  quella rapida evoluzione.

Dall’annessione del Granducato di Toscana  al Regno d’Italia, si ebbe in Livorno un ulteriore sviluppo, non più dipendente  dal solo  porto commerciale, bensì  anche ad alcune attività industriali ad esso collegate.

Olte i cantieri navali si aggiunsero numerose  altre attività industriali (chimica, petrolchimica, metalmeccanica, conservazione del pesce) che  ancora oggi costituiscono per  Livorno ragion d’esser un centro moderno ed attivo.

Anche l’attività turistica si originò  alla fine dell’Ottocento, divenendo Livorno  una stazione balneare molto ambita e rinomata già agli inizi del nostro secolo.

La città ebbe  anche  lo sviluppo di un’importante stagione culturale formata da scrittori come Marrani, pittori come Fattori e Modigliani, musicisti del livello di  Pietro Mascagni,tutti di origine livornese.

Con la seconda guerra mondiale si ebbero ingenti  danni a Livorno, riparati in grande fretta con grande impegno dello stato e della popolazione.

Oggi la città ha più di 170.000 abitanti,  la provincia,che si estende in gran parte lungo la costa, comprende  20 Comuni.

Cinque delle sette isole che formano l’arcipelago toscano,  Gorgonia, Capraia, Elba, Pianosa e Montecristo, si trovano anch’esse in provincia di Livorno.

ARTE

Chiese e palazzi

 

L’antico centro della città disegnata da Buontalenti consiste in  Piazza Grande, dove si affaccia il Duomo dedicato a San Francesco ed edificato tra il 1594 e il 1606 su progetto di Alessandro Pieroni. Il duomo fu successivamente  ampliato nel corso del 1700.

Ingenti furono i danni provocati al Duomo Livornese dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, successivamente ricostruito secondo le linee originali.

La pianta interna è a croce latina ad unica navata, ivi  si conservano pregevoli opere quali l’Assunta del Passignano e San Francesco che riceve il Bambino da Maria dell’Empoli.

A destra dell’ingresso si trova il monumento al marchese Marco Alessandro del Borro,realizzato dall’artista fiorentino Giovan Battista Foggini.

Piazza Grande, completamente ricostruita anch’essa a seguito dei bombardamenti, consta di  palazzi d’impronta moderna.

Dietro il Palazzo Grande, posto di fronte al Duomo, si estende  il largo Municipio con il Palazzo Comunale edificato  nel 1720 su  progetto di Giovanni del Fantasia.

All’interno  dell’edificio è conservato  un bel dipinto del Sustermans, ritraente  il granduca Ferdinando II impegnato a  ricevere i mercanti.

Facendo ingresso  nella Via S. Giovanni si arriva all’  omonima chiesa  originale del Duecento ed ampliata nel 1624.

Non distante dalla chiesa di San Giovanni Battista troviamo  il tempio intitolato a Santa Caterina, anch’esso opera settecentesca di Giovanni della Fantasia con all’interno l’incoronazione della Vergine di Giorgio Vasari.

Ecco poi la chiesa  di San Ferdinando, detta anche della Crocetta, costruita tra il 1707 e il 1714.

Senz’altro  si tratta di una delle chiese più interessanti della città contenente  bellissime opere di Giovanni Baratta .

All’angolo tra via Grande e piazza Guerrazzi  troviamo poi il palazzo del Picchetto,un bell’edificio del 1707 edificato  per scopi  militari.

Non lontano  troviamo  il Cisternino,vale a dire  l’edificio dove veniva regolata la distribuzione dell’acqua. Il Cisternino è opera di impianto neoclassico progettato da Pasquale Poccianti nel 1842.

Pochi anni precedenti, tra il 1829 e il 1832, il medesimo  Poccianti aveva costruito  il Cisternone, ossia  il serbatoio dell’acquedotto.

Non lontano dal  Cisternone troviamo  il palazzo De Larderel, fatto realizzare  in pure linee neoclassiche nel 1832/1850, dall’industriale De Larderel.

Non molto  a sud di Livorno  troviamo  il Santuario della Madonna di Montenero, realizzazto  nel XVI secolo su un colle al posto di un preesistente oratorio.

Stando alla leggenda, nel 1345 un’immagine della Madonna arrivò all’Ardenza proveniente dall’isola Eubea.

L’immagine venne condotta  da taluni  eremiti sul colle e posta  dentro un oratorio.

L fama dei  miracoli della Madonna di Montenero non tardò a spargersi lungo la costa tirrenica e il santuario diventò  meta di pellegrinaggi.

Appesi alle pareti della sagrestia sono stati posti moltissimi ex voto a testimonianza del culto che nei secoli è venuto sviluppndosi  verso la Madonna di Montenero.

La città medicea 

 

 

Il cuore della città antica è il Duomo, ideato da Bernardo Buontalenti al centro del pentagono di mura che circondava la Livorno Rinascimentale. 

Il Fosso Reale perimetra l’antico centro a sud, mentre a nord-ovest e a nord-est si trovano la Fortezza Vecchia e la Fortezza Nuova. 

Pensata dal Duca Alessandro De’ Medici la Fortezza Vecchia venne progettata da Antonio da Sangallo. 

Le opere  per la costruzione della Fortezza iniziarono nel 1531 protraendosi fino al 1537. 

La fortezza ha un’estensione delle mura di 500 metri e tre bastioni. 

Apposto ad uno dei due portali d’ingresso troviamo lo stemma del Duca Alessandro. 

La Fortezza Nuova venne invece eretta nel 1590, sotto il regno del granduca Ferdinando I, su progetto di Giovanni dei Medici,Vincenzo Bonanni e Bernardo Buontalenti. 

Originariamente, le due fortezze erano unite da una struttura poi abbattuta nel corso del XVII secolo per lasciare spazio ai quartieri di Venezia Nuova e San Marco, i più caratteristici della città. 

Subito a sud della Fortezza Vecchia troviamo  il Porto Mediceo e la vecchia darsena, il Fortino della Sassaia e il Molo Mediceo. 

Da questo si raggiunge la Torre del fanale,eretta la prima volta nel XVI secolo poi distrutta  nel corso della seconda guerra mondiale. 

La torre,  ricostruita nel 1955 rispettando le linee originarie. 

Intorno ad essa rinveniamo i resti del lazzaretto voluto da Francesco I nel 1582.  

Sul lato orientale della Vecchia Darsena vediamo piazza Giuseppe Micheli. 

Qui  nel 1607 venne realizzato il Monumento  a Ferdinando I, detto anche dei Quattro Mori, l’opera  scultorea simbolo di Livorno. 

E’ in realtà una statua del Granduca con l’uniforme dei Cavalieri di Santo Stefano realizzata  da  Giovanni Bandini, situata su uno zoccolo intorno al al quale si hanno quattro mori incatenati, realizzati da Pietro Tacca  ed in una fase successiva aggiunti al monumento . 

Per la fusione dei  quattro schiavi turchi vennero utilizzati i cannoni catturati agli arabi e ai turchi vinti dai soldati del granducato durante l’ardua spedizione del 1607 ordinata da Ferdinando I per realizzare la conquista  della città di Ippona.

I Macchiaioli : il museo delle opere di Giovanni Fattori 

 

 

Circa alla metà del secolo scorso, troviamo a Firenze  il movimento artistico più degno di nota  dell’Ottocento italiano, cosìdetto dei Macchiaioli. 

La scuola dei Macchiaioli nacque in antitesi e critica  all’Accademismo che si era distinto durante la prima metà del secolo con i cosiddetti   “quadri Storici” . 

La teoria alla base del movimento pittorico dei Macchiaioli era quella della  “macchia”, cronologicamente precedente  l’impressionismo francese e che per  non pochi aspetti vi si avvicina. 

La professione artistica dei macchiaioli si basava sul concetto  che il pittore dovesse rappresentare fotograficamente (diremmo oggi) ciò che l’occhio umano percepisce, vale a dire macchie colorate di luce, di colore e di ombra. 

Il più autorevole rappresentante dei macchiaioli fù Giovanni Fattori, artista nato a Livorno nel 1825. 

Proprio a lui, il più importante esponente della  scuola dei Macchiaioli,  Livorno ha dedicato un museo. 

Il museo Civico Giovanni Fattori è situato  nel parco di villa Fabbricotti,in un edificio ottocentesco. 

Il museo custodisce una collezione di opere di Fattori tra i quali “Pagliaio, I buoi, Antignano, Sulla spiaggia, Torre rossa, Butteri, Battaglia di san Martino, La signora Martelli, Ritratto della Moglie “.  

Il Museo Civico custodisce anche altre opere, antiche, quali  la Madonna col Bambino attribuita a Sandro Botticelli e la Crocifissione di Neri di Bicci. 

 

 

Museo Civico delle opere di Giovanni Fattori 

Villa Mimbelli
Via San Jacopo in Acquaviva
Telefono 0586.808001 - 804847
 

L'importante collezione di dipinti di Giovanni Fattori e degli altri macchaioli e post macchiaioli custodita a Livorno - città natale di Fattori - ha avuto una sistemazione razionale e una ottima collocazione nella prestigiosa Villa Mimbelli.  

Nelle stupende sale della Villa, edificata nel 1865 su progetto dell'architetto Giuseppe Micheli , in tempi recenti  restaurata, la collezione e' stata riordinata secondo un criterio storico-artistico e aggiunta di un nuovo gruppo di rilevanti  opere prima conservate nei depositi.  

Riassumendo sono state  disposte sui tre piani della villa cecentotrentasei opere prima tenute nei depositi. 

Oltre ai dipinti di Fattori, costituenti  la parte piu' rappresentativa  e pregevole della raccolta, il nuovo Museo si propone di offrire al pubblico e agli studiosi l’occasione di apprezzare famose e importanti opere di pittori, quali, Silvestro Lega, Cesare e Giovanni Bartolena, i Tommasi, Vittorio Corcos, Michele Gordigiani, Leonetto Cappielloinsieme ad altri che hanno concorso alla rappresentazione  artistica italiana a cavallo tra ottocento e novecento.

Le Leggi Livornine 

Quello che segnò definitivamente il destino di Livorno fu la sua proclamazione come porto franco e l'emanazione delle cosìddette "Leggi Livornine". 

Il 1587 vede il succedersi alla massima carica granducale, dell'altro figlio di Cosimo I, Ferdinando I, fratello di Francesco I. A Ferdinando si deve la proclamazione di Livorno come porto franco. Gli scambi commerciali subirono un aumento vertiginoso. Tra il 1590 ed il 1603 furono poi emanate le "Leggi Livornine" o "Costituzione Livornina". Queste leggi prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi garantivano anche e soprattutto libertà di culto e di professione religiosa e politica. Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la falsa moneta) aveva garantita libertà di accesso alla Terra di Livorno. Di seguito l'incipit della 'livornina' proclamata da Ferdinando I, Granduca di Toscana, il 30 luglio 1591: 

"...A tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno..."  

Queste leggi daranno a Livorno, nel tempo, le caratteristiche di città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multireligiosa. A chiunque sarà consentito professare il proprio culto e molte saranno le chiese e cimiteri costruite dagli appartenenti alle varie comunità religiose e straniere: ebrei, armeni, greci, olandesi. 

Dal 1700 al 1800, i Lorena 

Giovanni Gastone (o Gian Gastone) è l'ultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Corre l'anno 1737 e Livorno, a cui era stato conferito il titolo di Città agli inizi del 1600, supera i 30.000 abitanti. La città vede insediarsi, al posto dei Medici, la famiglia dei Lorena, famiglia dai forti legami con i reali d'Austria, gli Asburgo.
Il primo rappresentante dei Lorena ad assumere il titolo di Granduca di Toscana, è Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di Carlo VI, che nel 1745 divenne Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero. Francesco II delegherà un Consiglio di Reggenza in sua vece, con sede a Firenze.
Durante questo periodo la città vive un momento di ulteriore espansione, questa volta oltre il perimetro portuale e la zona costiera. La città si allarga, si allontana gradualmente dalle fortificazioni difensive, verso la periferia. In questo periodo si assiste ad una notevole ripresa del commercio, delle arti in genere e dell'editoria che trovano terreno fertile nel diffuso clima di tolleranza della città: qui vengono pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, il primo volume della copia italiana dell' "Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres" di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata dal vecchio bagno dei forzati. 

Nel 1765, Pietro Leopoldo succede a Francesco, dopo la morte di quest'ultimo. Egli volle continuare il progetto urbanistico della città del suo predecessore e seppe dare un nuovo impulso, un respiro un po' più ampio alle attività locali, agganciandole all'economia della regione. 

Una delle novità legislative in assoluto più significative e all'avanguardia per l'epoca fu l'abolizione della pena di morte, nel 1786. 

Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e sarà di nuovo un consiglio di reggenza a governare la Toscana. A Livorno, intanto, prende il potere Ferdinando III, e fu durante il suo periodo che la città subì l' occupazione dei Francesi (capeggiati da Napoleone Bonaparte, nel 1796), degli Spagnoli e degli Inglesi

Nel 1849, durante i moti che cacciano il Granduca Leopoldo II, Livorno si proclama repubblica autonoma, ed è l'ultima città toscana a capitolare contro gli austriaci che restaurano il Granducato. 

Lo stesso Leopoldo sarà costretto ad abbandonare il trono nel 1859. Così finisce l'epoca dei Granduchi di Toscana: dal 1860 la storia di Livorno segue di pari passo quella del resto d'Italia, dalla proclamazione dell'unità in poi. Nel 1865, la città perderà le franchigie doganali e cesserà di essere porto franco. Questa deliberazione provocherà un drastico calo nelle attività commerciali e nei traffici marittimi, ma la nascita e lo sviluppo del Cantiere Navale Orlando, da lì ad un paio di decenni, farà cambiar volto alla città e vi farà affluire nuove risorse, trasformandola in un centro industriale. 

 L'Accademia Navale 

Un evento di fondamentale importanza per il futuro della città fu la nascita dell'Accademia Navale, il 6 novembre 1881. L'Accademia, istituto per la formazione degli Ufficiali della Marina Militare Italiana, fu fondata in seguito alla fusione delle Scuole della Marina sarda con sede a Genova e della Marina borbonica con sede a Napoli, ad opera dell'ingegnere navale Benedetto Brin, più volte Ministro della Marina il cui busto troneggia nella piazza antistante l'Accademia con il volto girato verso la stessa. Nella scuola furono così costruiti alloggi per gli allievi, aule e, per consentire la pratica della vela anche sulla terraferma, fu interrata un'imbarcazione nel cortile interno dell'istituto per insegnare i rudimenti della velatura ed effettuare esercitazioni sull'alberatura. Sono presenti anche spazi aperti attrezzati per gli esercizi fisici e la pratica sportiva. Il simbolo dell'Accademia, che negli anni ha mantenuto un intatto prestigio, è il magnifico veliero, e nave scuola per gli ufficiali, la Amerigo Vespucci

Il novecento e la seconda guerra mondiale 

Gli inizi del XX secolo vedono un fiorire di progetti di notevole valore architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, alla funicolare per il Santuario di Montenero, alla nuova stazione ferroviaria. Verranno inaugurati nuovi teatri e rinnovato l'intero assetto del centro storico. 

Il 21 gennaio 1921 nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano (PCI), come Partito Comunista d'Italia, dalla scissione della corrente di estrema sinistra del Partito Socialista Italiano, guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, che abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII Congresso socialista, convocando un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco. 

Nel 1936 verrà anche costituita la società ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), che darà, col suo complesso petrolchimico, una maggiore caratterizzazione industriale alla città. 

Lo scoppio della seconda guerra mondiale sarà l'evento che cambierà per sempre e definitivamente l'aspetto di Livorno. Il 28 maggio 1943 la città subì il primo di una lunghissima serie di bombardamenti (oltre 100, guarda il bombadamento del porto di Livorno). I "B-17" delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sull'intero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, oggi ENI, le acciaierie 'Motofides', il porto) furono distrutti, ma anche gran parte dell'abitato, siti di interesse artistico e storico come il Duomo, la Sinagoga Ebraica (seconda in Europa, per dimensioni e valore artistico, solo a quella di Amsterdam), il Teatro San Marco, l'intero centro storico e tutto l'impianto cinquecentesco della città, subirono terrificanti devastazioni, che provocarono centinaia di morti. 

Il dopoguerra e Livorno oggi 

La ricostruzione durò molti anni: lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni Cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati fino agli anni Sessanta. Livorno acquistò il volto di una città moderna, dimenticando per lungo tempo i lati più preziosi del suo impianto urbanistico. Solo negli ultimi decenni è stata rivolta una maggiore attenzione al passato della città, cercando di recuperare un ruolo turistico ormai da tempo ridotto a testa di ponte per la Corsica o la Sardegna. Nel mentre, la vocazione industriale della città deve misurarsi con una crisi che nasce dal disimpegno della partecipazione pubblica, a partire dagli anni Ottanta: il risultato è uno spostamento del baricentro economico dai grandi complessi (cantiere navale, industria pesante) alle piccole e medie imprese e al terziario.  ll Quartiere di Venezia, le vostre vacanze a Livorno 

Per trascorrere le proprie vacanze in maniera diversa e particolare, consigliamo al turista di prenotare presso uno degli hotel, bed and breakfast e alberghi nel quartiere di Venezia, a Livorno, uno splendido scorcio caratteristico che ricorda la "vera" città sull'acqua. La Venezia Nuova nasce nel 1629 a beneficio delle esigenze dei mercanti di tutte le nazionalità che trovarono in questo quartiere adiacente al porto un luogo ideale di residenza per il loro bisogno di magazzini e di strutture raggiungibili direttamente dalle acque della Darsena. 

Il quartiere infatti era attraversato da canali detti "fossi" che permisero ai commercianti di accedere con la massima agibilità al porto. Qui nacquero i primi palazzi multipiani divisi in appartamenti con sottostanti magazzini. Lungo i canali vennero costruiti gli scali, progettati per consentire un’agevole spostamento delle merci dai loro depositi ai canali e viceversa. 

Il giro in battello 

Il turista in vacanza a Livorno ha la possibilità di navigare, con una guida turistica, tra i canali medicei, il porto, la Fortezza Vecchia, la Fortezza Nuova e il quartiere Venezia. 

Si passa sotto Piazza della Repubblica (ponte più grande d'Europa) costeggiando le antiche cantine dei mercanti, i palazzi in stile neoclassico. 

Imbarco: Scali d'Azeglio, piazza del Villano.
Estate: Tutte le domeniche ore 21:00
Inverno: Tutte le domeniche ore 16:00
Prezzo: € 10,00
Informazioni: 0586 219 928 / 348 738 2094 

I canali e il susseguirsi di scali richiamavano la città di Venezia, per questo per costruire i diversi isolotti di case collegati da ponti furono chiamate maestranze veneziane. 

Al centro del quartiere c'è la piazza del Luogo Pio, dove si trova la chiesa omonima. La piazza deve il suo nome alla presenza delle Case Pie per i giovani abbandonati fondate nel 1682. 

La chiesa del Luogo Pio, dedicata all'assunzione di Maria, oggi è sconsacrata ed è stata recentemente restaurata . Ciò che è rimasto è la facciata affiancata da un piccolo campanile a vela. Il cuore del quartiere è via Borra, la strada più nobile ed elegante della città. Nell'ottocento ospitò le sedi dei consolati (Anversa, Brema, Lubecca, Prussia) e un Monte di Pietà. Alcuni nobili palazzi ospitarono principi e regnanti come il Granduca di Toscana Cosimo III e il re di Danimarca Federico IV.  

Dalla piazza del Luogo Pio parte anche la Via dei Bottini dell'Olio, ultima delle grandi opere volute in città dei Medici. In questo edificio erano conservati gli olii in attesa di essere commercializzati. 

Nella sala inferiore vi erano stivati oltre 300 bottini, di diverse dimensioni, che avevano complessivamente una capienza di circa 24.000 barili d'olio (8.000 hl). Realizzati in muratura e rivestiti in ardesia, erano contenitori cubici destinati allo stoccaggio dell'olio con applicata un’etichetta che ne definiva le caratteristiche dell'olio conservato. 

Quando i mercanti livornesi inaugurarono i loro depositi i Bottini furono impiegati anche come deposito per varie granaglie, vini e altre merci. Conservarono la funzione di deposito portuale fino al 1898, quando, in seguito alla modifica delle via d'acqua, fu interrato lo scalo a loro destinato, attualmente in corso di ripristino. 

I lavori di restauro degli ultimi decenni hanno permesso il recupero architettonico della singolare struttura. Il piano terra è stato adibito a spazio espositivo dal Comune di Livorno, che qui organizza e ospita mostre ed eventi dedicati prevalentemente all’arte contemporanea. Lo spazio è inserito nel circuito territoriale di "Networking", progetto dedicato alla promozione di giovani artisti insieme ai Comuni di Firenze, Livorno, Monsummano Terme, Prato e Siena e sostenuto dalla Regione Toscana. 

Il piano superiore invece ospita una sezione della Biblioteca Comunale Labronica "Francesco Domenico Guerrazzi". 

In piazza dei Domenicani si trova la chiesa di Santa Caterina fondata nel 1720. Di forma ottagonale conserva al suo interno una grande pala di Giorgio Vasari. La piazza prende il nome dal convento fondato dall'ordine dei domenicani e trasformato in carcere nel 1809 dove vennero poi rinchiusi durante il Fascismo, Sandro Pertini e Ilio Barontini. 

Vanno segnalati inoltre il Teatro San Marco, che ospitò il congresso di fondazione del Partito Comunista, il Ponte di Marmo che conserva una serie di incisioni realizzate dai "beolinai", i barcaioli che trafficavano lungo i canali e il Palazzo Finocchietti, tipico esempio di edificio settecentesco della Venezia Nuona. 

 

 

IL QUARTIERE VENEZIA 

Luoghi e monumenti della città di Livorno  

La Venezia Nuova, il centro storico della città 


Il Quartiere della Venezia Nuova si trova nel cuore della città di Livorno e ne rappresenta il vero centro storico. Gran parte degli edifici, chiese e strutture architettoniche infatti si sono salvate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. 


Il Quartiere venne realizzato agli inizi del Settecento come ampliamento dell'allora Castello di Livorno (Fortezza Vecchia) e delle annesso nucleo cittadino delimitato dal fossato pentagonale ideato dal Bernardo Buontalenti. 


La zona, percorsa dal Canale dei Navicelli e dal fossato esterno alle fortificazioni buontalentiane, fu oggetto di un piano redatto dall'architetto senese Giovanni Battista Santi, il quale ideò un nucleo a forte valenza commerciale, con una serie di magazzini e abitazioni ubicate proprio alle spalle del porto. La presenza di numerosi canali e la conseguente necessità di realizzare fondazioni sull'acqua, applicando tecniche importate direttamente dalla laguna veneta, portarono ad identificare il quartiere col nome di Venezia Nuova. (Fonte Wikipedia) 


Dal passato al presente 

L'esigenza di trasportare merci nel vicino porto fece si che sorgessero eleganti palazzi per la classe mercantile che, nel piano terra, ospitavano i magazzini per lo stoccaggio. Da li, le chiatte, attraversando i canali, facevano la spola tra i velieri ormeggiati in porto e la città.

Adesso i barconi hanno lasciato il posto alle barche da diporto mentre gli antichi magazzini ora ospitano caratteristici locali e ristoranti. 


Effetto Venezia 

Nei primi giorni di agosto il quartiere Venezia veste a festa e numerose sono le iniziative che animano i canali, le piazzette e i ponti: dalle bancarelle degli artigiani e dei collezionisti del modernariato, ai burattini e gli animatori di strada, dalle mostre alle suggestive escursioni in battello nei “Fossi Medicei”. 

Ci si potrà tuffare nella festa e lasciarsi sedurre dalle mille attrattive o anche, varcato un vecchio portone, entrare nell’atrio silenzioso di uno dei tanti palazzi storici che la Venezia ci offre, non soltanto in queste notti un po’ speciali. Ma ciò per cui l'Effetto Venezia si è andato sempre più connotando, è il taglio di “Kermesse” spettacolare, capace di offrire in nove sere di festa il più ampio ventaglio di proposte artistiche dove artisti famosi si affiancano a giovani di minore notorietà ma di indiscutibile talento (a destra immagini di Effetto Venezia). 

Introduzione sul modo di rapportarsi del Livornese 

Livornese: Da Dove vieni? 

Turista: Da New York 

Livornese: Bel posto, ma mi dispiace per te…non sei di Livorno 

A Livorno diciamo, tu puoi venire da New York, Parigi, Milano o Tokyo…ma non sarai mai Livornese.
Non è facile  spiegare agli stramieri perchè i Livornesi ritengono che Livorno sia posizionata al centro del mondo….o meglio,…al centro esatto dell’intero Universo. 

I Livornesi ritengono effettivamente che non esista altro posto nel quale vivere al di fuori di Livorno. Quando qualcuno dei nostri concittadini và al nord per un importante occasione di lavoro, anche se retribuita bene, riceve, dai propri amici, occhiate compassionevoli quasi stesse andando in guerra e sicuramente,  almeno una persona , con sguardo compassionevole, commenterà “preferisco  disoccupato all’Ardenza, che ingegnere a Milano”. Questa è Livorno. Si può odiarci o amarci alla follia…per noi è lo stesso…non ce ne frega niente! 

 

 

Come sopravvivere a livorno e camuffarsi da livornese verace 


Il vero Livornese lo trovi allo stadio. Credo che uno studio antropologico rivelerebbe che il Livornese nasce all’Armando Picchi (lo stadio). 

Il Livornese verace vivo lo stadio come punto di aggregazione e vero e proprio centro dominante della vita socio-intellettuale di questa ridente comunità. Allo stadio si incontrano gli amici di sempre e non è difficile assistere ad una forma di riconoscimento della razza che è impossibile da trovare in altre località: il Livornese infatti riesce a “salutarsi” a 200 metri di distanza, con 1000 persone davanti e ad intavolare una discussione nonostante la lontananza ed il rumore dei simili che li circondano. 

La scena alla quale potete assistere è la seguente: 

Distanza : 200 mt
Mario: Ginoooooo….vieni dè pezzo di merda! Come stai?
Gino: Mario…..o pisanaccio di merda cosa ci fai qui dè? La tu moglie t’ha sciorto oggi? Come stai?
…intanto i due si avvicinano – 150 metri
Mario: Pisano sarei te, o caata! La mi moglie non deve rompe tanto i ‘oglioni oggi…quando gioa il Livorno lei viene second….come diano ar campo derby!  Comunque tutto bene….anco i bimbi (età minima dei bimbi 50 anni)
Gino: Si, vai parla anche inglese….si vede che la tu moglie ti fa vedè biutiful tutti i giorno….dagli un bacio ai bimbi vai!
…i due sono sempre più vicini – 100 metri
Mario: Ma quale biutiful, sono di gurtura io, mia un caprone come te….ma dimmi un po’ oggi si vince?
Gino: Dè si vince….si distruggono questi fiorentini bui…
I due sono quasi davanti – 50 metri
Mario: speriamo bene, te porti sempre merda!
Gino: a me me lo puppi!
A questo punto i due sono davanti e qui avviene la cosa tipica livornese. In qualsiasi altra parte del mondo i due, trovatisi davanti, si fermerebbero per uno scambio di convenevoli; a Livorno no, i due si sono già detti tutto, si passano davanti, al massimo uno sguardo, ed una pacca sulla spalla del genere….”ma ti levi di ‘ulo o pipi moscio!”

Questo è il vero Livornese, che può piacere o non piacere ma se vuoi sopravvivere a Livorno, e giusto sapere che bisogna conoscere le frasi tipiche dei Livornesi. Questa vuole essere una guida di pratica consultazione, specialmente per i pochi stranierei che visitano la nostra città, magari scesi da qualche love boat, ma anche per tutti gli italiani, che sempre più spesso di innamorano a Livorno….. buona lettura…bei mi bui di ‘ulo! 

 

WAY OF SAY - MODI DI DIRE LIVORNESI

If the world was a ass leghorn would be the hole –  Se il mondo fosse un culo Livorno sarebbe il buco
we had it! - s'è avuta!
stay fresh! - stai fresco!
I've got a misery I bleed - c'ho 'na miseria scianguino
...and a slice of ass with pine-seeds??? - ...e una fetta di 'ulo co' pinoli???
you have to be blessed by the Greeks - ti devi fa benedì dai Greci
wait for the band! - aspetta la banda!
you're of nest - sei di nidio
come on little pine nut! – Vieni pinolino!
You kill us! - C'ammazzi!
There's a child from tit! - C'è un bimbo da puppa!
I dont if you've taken it - Non so se l'hai presa
Shot shot dried fig - Botta botta fio secco
Five and five bread and cake - 5 e 5 pane e torta
Of luxury! - Di lusso!
but you know a saw to be in the world - ma sai 'na sega te d 'esse al mondo!
You have to drink eggs kid! - hai voglia a bè ova bimbo!
You have to eat of dry-pasta! - cen'hai da mangià di pastasciutta!
and you have the little-words! - e c'hai le paroline!
It's its death! - E' la su morte!
it's a life of nothing! - è 'na vita di nulla!
cool at beast - ganzo abbestia
you are tender! - sei deliato!
then you know it! - allora lo sai!
you must be the son of Little Cheeses! - devi esse il figliolo del Cacini!
at the drop! - alla goccia!
You're a little sir of nothing! - Sei un signorino di nulla!
You haven't one Lira to make two! - Un c'hai na Lira pe' fà 2
Throw five, pair your - butta cinque pari tuo
You have seen a nice world - Hai visto un ber mondo
You make laugh the chicken - fai ride i polli
Now, the Ugly-makes comes and takes you away - ora viene il bruttaio e ti porta via
Executioner dog, you need a blind!!! -  Boia cane, ti ci vole na' cea!!!
You make me snatch - Mi fai strappà
I haven't hands to make rests - Un c'ho mani pe fà i resti
The shit escape from me, I can't do anymore - Mi scappà da caà un ne posso più
Executioner, what have seen? the monster!!!. - Boia,c'hai visto ir mostro?
Bitch of the misery, but you are not normal??? - puttana della miseria, ma te 'n sei mia normale?
Dè, you make the nail!! – Deh, fa’ la bulletta!!
You eat bread and fox! – Mangi pane e volpe!
I have a misery I bark – C’ho una miseria abbaio
You must be bite and fly  - Devi esse pinzo e volo!
You are doing the pieces  - Fai I pezzi
Drink it at stripes  - Bevilo a strisce
Get out the oil – Levaci l’olio
But are you out?!? – Sei di fori?!?
I don’t remember from here to there – Non mi riordo di vi a lì
Re-take yourself! – Ripigliati!
The bear shits you – Ti caa l’orso
You’ve got vipers in the pockets  - C’hai le vipere in tasca
Dry yourself! – Asciugati!
Water it down! – Annacqualo!
I shit on your chest – Ti cao sul petto
Will to work, jump on me! – Voglia di lavorà, saltami addosso!
You are cool for way of saying – E sei ganzo per modi di dì!
Pay attention to the bumps! -  Bada ai bozzi
You take out the smoke from the buns – Levi il fumo alle schiacchiate
If you don’t have more candles, go bed in the dark – se un hai antri moccoli và a letto ar buio
There is not dry  bread – Non ce n’e’ pane secco
A gate-sifted person – Stacciato co’un cancello
I’ll smack you, and your mother will identify you by your socks – ti do uno schiaffo che la tu mamma ti rionosce da ‘carzini
Quench your thirst with the ham – levassi la sete cor presciutto
Keep on drinking eggs! – Hai vollia di be’ ova!
It’s alike suggesting a hare to run  - E’come invità la a sa a corre
But do you want to put?? – Ma vuoi mettere?
I know my chickens – Conosco I mi polli
How much you will suck…. – Quanto pupperesti
Are you crazy, or you prepare your retirement? - Ma sei stùpito o lo fai per la pensione?
To be unable to make a "O" using the asshole - Un'esse boni a fa un "O" cor culo
Everybody can fuck with a hard cock... - Son boni tutti a trombà cor pipi ritto...
You discovered the hole in the vessel - Hai scoperto ir buo alla conca


LEGHORN QUARTERS - QUARTIERI LIVORNESI

The Sources – Le Sorgenti
The Ilex –  La Leccia
Pond – Stagno
Hills – Colline
Bad Castle – Castellaccio
Black Mountain – Montenero
Circle Mountain – MonteRotondo
The Rose –  La Rosa
Suburg Capuchins – Borgo Cappuccini
Saint Jacob in Wateralive – S.Jacopo in Acquaviva
Grilled T-bone steak – Fiorentina
Saint Mark Little Bridge – S.Marco Pontino
Hard-boiled egg – Ovosodo
Sage ass – SalviAno
Little Lemon – Limoncino
Holy Valley – Valle Benedetta
Venice – Venezia
Little sleep – Sonnino
Fury Cove – Calafuria
Smiths Cooked – Fabbricotti
Head of Hair – Chioma
Little Bridge – Pontino
Little Oak – Quercianella

LOCALITY - LOCALITA’ LIVORNO

Sinker – Piombino
Shield Monuntain – Motescudaio
Small Creek – Caletta
The California –  La California
Ginori Bridge – Ponteginori
St. Peter in Buildings – S. Pietro in Palazzi
Newcastle of the Mercy – Castelnuovo della Misericordia
Holy Light  - Santa Luce
Nice Bank – Riparbella
Chestnut Groove – Castagneto
Written Rock – Sassoscritto
Crow Hole – Bua dei Corvi
Bold Hill – Poggio Pelato
End River – Fiume Fine
Holy Vincent – San Vincenzo
Kite Nest  - Nibbiaia
Chickpea Pie - Cecina
Ground Mess  - Casino Di  Terra

MENU TO THE RESTAURANT - MENU AL RISTORANTE LIVORNESE

Anchoves to the poorwoman – acciughe alla povera
Five and five  - 5 e 5
Spaghetti with sea fruits – Spaghetti ai frutti di mare
Golded fish – Orata
Ugly fish – Scorfano
Young Hens – Gallinelle





" BAGNETTI " Ristorante, pizzeria, american bar - Tel. 0586/890647   Cell. 346/9594366 - email: valerio.bendinelli@gmail.com

Livorno, via dei bagnetti n°13 - Quartiere Venezia